Stress lavorativo o Burnout?

Stress lavorativo o Burnout? Bancario licenziato perché tratta male i clienti, il tribunale lo reintegra: “Ambiente stressante, provvedimento spropositato”.

A mio personale avviso merita una riflessione la sentenza che riconosce come il datore di lavoro conoscesse il malessere del dipendente, e che i comportamenti indisciplinati di quest’ultimo, da mancanza di autocontrollo, non erano ordinari ma indotti da cause organizzative.

La vicenda.

Il Tribunale di Cremona (sezione lavoro, ordinanza datata 3 ottobre 2023) mette un importante precedente in materia di diritto del lavoro. La questione riguarda il licenziamento disciplinare di un bancario accusato di mancanza di autocontrollo con i clienti, a seguito del suo degrado professionale e delle condizioni stressanti del suo ambiente lavorativo. Il tribunale ha annullato il licenziamento, considerando sproporzionata la sanzione rispetto al contesto lavorativo stressogeno e alla mancanza di precedenti simili nel lungo rapporto lavorativo del dipendente.

L’ordinanza si basa su quattro elementi chiave:

1) La conoscenza da parte del datore di lavoro del malessere del dipendente.
2) La consapevolezza della banca riguardo allo stress del dipendente dovuto ai continui cambiamenti di mansioni e trasferimenti.
3) La conoscenza delle difficoltà del lavoratore nel relazionarsi con i clienti a causa dello stress.
4) L’eccezionalità degli episodi di intemperanza, mai verificatisi nei precedenti anni di rapporto lavorativo.

Questa decisione è innovativa poiché considera non solo la condotta individuale del dipendente, ma anche le condizioni del contesto lavorativo che influenzano tali comportamenti. Viene richiamato il dovere del datore di lavoro, secondo l’articolo 2087 del codice civile, di tutelare la salute del lavoratore in un’accezione ampia che comprende il benessere fisico, mentale e sociale. La sentenza si inserisce in un filone giurisprudenziale che riconosce la responsabilità contrattuale del datore di lavoro in caso di mantenimento di un ambiente stressogeno. Questo orientamento è seguito anche da altri tribunali e pone l’accento sulle disfunzioni organizzative che influenzano sia la prestazione lavorativa che i rapporti interpersonali, includendo più in generale i cosiddetti “Rischi psicosociali”.

Le mie riflessioni.

La situazione descritta richiama una sindrome di #burnout piuttosto che semplice #stresslavorativo, per diversi motivi chiave.

Il burnout si differenzia dallo stress lavorativo ordinario perché ha una durata di incubazione e un’evoluzione variegata. Nel caso del bancario, si parla di anni in cui il dipendente ha subito un continuo degrado professionale e condizioni lavorative frustranti. Questa persistenza e intensità va oltre la situazione di stress lavorativo comunemente inteso.

Il bancario è passato da un ruolo più significativo ad uno più basilare, un elemento che può alimentare il senso di inefficacia e insoddisfazione, due componenti fondamentali del burnout. Questo sentimento di dequalificazione e mancanza di riconoscimento è un tratto distintivo del burnout, che va oltre la mera esperienza di stress (oltre a porre questioni di legittimità in termini di demansionamento, fatte salve le previsioni ex art. 2103 c.c.).

Nel burnout, l’individuo spesso mostra cambiamenti significativi nel comportamento e nella salute mentale, come irritabilità, aggressività o apatia. Il comportamento del bancario dimostra un cambiamento, caratterizzato da reazioni impulsive e difficoltà nel relazionarsi con i clienti, che è coerente con i sintomi del burnout.

Nel burnout l’ambiente lavorativo gioca un ruolo cruciale. Nel caso in discussione, il tribunale ha riconosciuto l’ambiente lavorativo stressogeno come un fattore chiave, suggerendo che non si trattava solo delle reazioni individuali del bancario allo stress, ma di un problema sistemico all’interno dell’organizzazione.

Un altro aspetto fondamentale del burnout è la percezione di essere lasciati soli a fronteggiare le sfide lavorative, senza adeguato supporto da parte del datore di lavoro. La decisione del tribunale sottolinea la mancanza di intervento da parte della banca nonostante fosse a conoscenza delle condizioni del dipendente, rafforzando quindi implicitamente l’idea di un’esperienza di burnout.

In conclusione, io credo che bisogna fare chiarezza sulle differenze tra stress lavoro-correlato e burnout, ricordando che il primo è un rischio particolare previsto dall’art. 28 del D.Lgs. 81/08, mentre il secondo è un rischio psicosociale specifico, che richiede un’apposita misurazione e interventi ad hoc.

La prevenzione si può fare, ma bisogna agire per tempo, rivolgendosi alla figura professionale esperta e qualificata.  Non è un caso che io consigli sempre uno strumento apposito (BRA #BurnoutRiskAssessment) che ho sviluppato personalmente, piuttosto differente da quello che uso per lo stress lavoro-correlato. Il BRA completa e integra il noto MBI di C. Maslach, con il vantaggio di riuscire ad individuare la fase (anche precoce) del cosiddetto “torrente sintomatologico” del burnout consentendo così di agire per tempo.